Corsi di Taijiquan a Belluno e Alpago: Benessere, Postura ed Equilibrio
 
La posizione iniziale nel Taijiquan

La posizione iniziale nel Taijiquan

Che si tratti di Taiji Chushi della sequenza Sizheng o del Qishi della Forma 20, la posizione iniziale del Taijiquan è spesso considerata un semplice momento preparatorio e quindi trascurata.

Si rimane in piedi, fermi, con i piedi appoggiati a terra e le braccia rilassate lungo il corpo. A prima vista potrebbe sembrare soltanto il modo più semplice per prepararsi alla sequenza. In realtà, nella tradizione del Taijiquan, questa posizione ha un significato molto più profondo.

Quando si inizia una sequenza di Taijiquan, la prima cosa che si fa è… non fare nulla. Non è una pausa prima della pratica: è già pratica.

La posizione iniziale non è un dettaglio

Shi Diaomei, parlando dell’origine del Taijiquan, collega l’arte marziale alle antiche pratiche daoiste di respirazione e di lavoro sul corpo. Il Taijiquan nasce quindi, secondo questa prospettiva, come un’arte capace di allenare contemporaneamente l’interno e l’esterno del corpo.

Per questo motivo, suggerisce di non considerare la posizione iniziale come qualcosa di trascurabile.

Prima ancora che inizi il movimento, il praticante può infatti occuparsi di alcuni elementi fondamentali: la posizione della testa, il rilassamento delle spalle, il rapporto tra piedi e bacino, lo sguardo, la respirazione e soprattutto lo stato della mente.

L’immobilità diventa così un’occasione per osservare ciò che, durante il movimento, sarà molto più difficile controllare.

Wuji: prima che inizi il movimento

Chen Xin, nel Chen Shi Taijiquan Tushuo, dedica l’inizio della sua trattazione proprio a questo momento.

Prima della prima tecnica troviamo il riferimento a Wuji (無極), la “non-polarità”: il praticante entra nello spazio di allenamento, si dispone in piedi, con i piedi paralleli, le mani lungo il corpo, il corpo eretto e il respiro calmo. La mente, dice Chen Xin, non dovrebbe essere occupata da pensieri e preoccupazioni.

È importante non interpretare questa descrizione come la richiesta di ottenere una mente completamente vuota. Piuttosto, si tratta di ridurre ciò che distrae, lasciando che l’attenzione si raccolga. Prima di muovere il corpo, si raccoglie l’attenzione. Prima di cercare la tecnica, si costruisce la condizione dalla quale la tecnica potrà nascere.

Dalla quiete al Taiji

Subito dopo Wuji, Chen Xin introduce il concetto di Taiji (太極).

La differenza è sottile ma importante. Nella posizione iniziale il corpo è ancora fermo, ma al suo interno sono già presenti le possibilità del movimento: apertura e chiusura, espansione e contrazione, pieno e vuoto, yin e yang. Nulla si è ancora manifestato esteriormente, ma tutto è potenzialmente presente.

È un’idea che può essere particolarmente utile nella pratica: la posizione iniziale non è assenza di movimento, ma movimento ancora non espresso.

Testa, spalle, bacino e piedi

Chen Xin entra poi nei dettagli della struttura: la testa deve essere eretta, con una sensazione di allungamento verso l’alto; le spalle devono scendere e non sollevarsi; lo sguardo deve rimanere stabile e non andare continuamente da una parte all’altra. La mente deve essere calma e concentrata.

Anche la parte inferiore del corpo ha un ruolo fondamentale. I piedi sono paralleli e ben appoggiati al terreno, le ginocchia non sono rigide e la zona dell’inguine deve mantenere spazio e libertà. Il peso non è semplicemente “buttato” sui piedi: il corpo cerca una condizione nella quale stabilità e rilassamento possano coesistere. Non si tratta quindi di assumere una posizione esteticamente corretta davanti a uno specchio.

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda gli occhi.

Chen Xin scrive che lo sguardo non dovrebbe spostarsi continuamente di lato, perché questo disperde l’attenzione. Anche l’udito, simbolicamente, non dovrebbe essere catturato da ciò che avviene intorno.

È un’indicazione sorprendentemente attuale. Quante volte iniziamo a praticare mentre una parte della nostra attenzione è ancora impegnata nella giornata appena trascorsa? Siamo fisicamente nella palestra, nel parco o nella stanza di casa, ma mentalmente siamo ancora altrove. La posizione iniziale può diventare proprio il passaggio tra queste due condizioni.

Non serve “svuotare la mente” con la forza. È sufficiente accorgersi che siamo distratti e riportare l’attenzione al corpo, al respiro, ai piedi, alla postura.

Il respiro prepara il movimento

Anche il respiro trova naturalmente il suo posto in questa fase.

Shi Diaomei indica, prima dell’inizio dei movimenti, alcuni respiri profondi. Chen Xin parla invece di calmare il respiro e di raggiungere una condizione di tranquillità prima di iniziare a muoversi.

Il punto non è quindi respirare in modo artificiale. Piuttosto, il respiro diventa uno degli strumenti attraverso i quali possiamo verificare la qualità della posizione. Se siamo rigidi, il respiro spesso lo rivela. Se siamo agitati, anche.

Se invece il corpo trova progressivamente una condizione più stabile e rilassata, il respiro può diventare più regolare e naturale.

Prima di iniziare, fermarsi

La prossima volta che inizi una sequenza di Taijiquan, prova a dedicare qualche secondo in più alla posizione iniziale.

  • Non avere fretta di cominciare.
  • Piedi paralleli e stabili.
  • Ginocchia libere.
  • Bacino naturale.
  • Colonna eretta.
  • Testa sospesa verso l’alto.
  • Spalle rilassate.
  • Sguardo tranquillo.
  • Respiro naturale.
  • Mente raccolta.

Poi aspetta. Non cercare subito il movimento. Lascia che il movimento nasca dalla quiete.

È questo, forse, uno degli insegnamenti più interessanti contenuti nella posizione iniziale: prima di imparare a muoversi, il Taijiquan ci insegna a stare.

E quel “stare” non è affatto immobilità. È la condizione dalla quale può nascere il movimento.